volevo fare la poesia.

Aprile 17, 2009

Così ho scritto sopra un foglio bianco di word e vorrei fosse questo il titolo di un nuovo racconto, il primo, dopo un sacco di tempo. Il primo, e un atto d’accusa enorme a me e a tutto quello che ho pensato e scritto negli ultimi anni, e non perché domani sarò diversa, ma perché oggi un pò lo sono già, ché ho iniziato a giocar di parole per teatralizzare i miei momenti e ho finito per farlo con chiunque mi arrivasse a tiro, e poi l’ansia di una storia, una bella storia e che fosse significativa, l’ansia si è presa tutto e mi pare di non aver visto più nessuno e tutto si è ristretto ed il ventre in mille pezzi. Ero io l’eroe delle storie di tutti, io perché io ne inventavo la bellezza, e ho smesso allora di conoscere, e ho smesso di capire. Ci voleva una slava e il suo bisogno di un coltello e le conversazioni in cucina e mille stradine a Genova e un De Andrè che su un video mi dicesse Vorrei dire a quelle persone che tuttociò che ho detto è falso Anche se veri erano gli ideali per cui l’ho scritto, ci volevano le conversazioni in cucina e un messaggio di jac dalla montagna, ci volevano un sacco di cose, ann, raffi, la sardegna, tante o forse bastava solo ricordarsi allo specchio, e ora solo l’urgenza di chiedere scusa e piangere e un racconto di qualcuno che voleva fare la poesia


“Ogni controllo mette in evidenza che la ricerca non è ancora conclusa, se no a che pro cotanto accanimento?”

Marzo 18, 2009

Roma “La Sapienza (è circondata, guaiavvoisescioperate)”
18.03.09


(ri)facendo ordine.

Marzo 17, 2009



Roma, 17.03.09


gianni celati, “cammintore solitario con l’ululo in gola, non dimentichiamolo”

Febbraio 12, 2009

“Solo noi nullità assolute, zeri dell’universo, possiamo capire che la dolcezza è il buono del niente che sei. E svanisce appena ti prendi per qualcuno bene installato nel mondo. Per questo sono scappato via una mattina, gentilissima signora con l’ombrello, perché mi veniva già da prendermi per uno installato a casa sua”

Lunario del paradiso, Gianni Celati

E’ un libro che si muove tutto e mi ha riempito d’euforia e tristezza, e mi ha fatto compagnia e mi ha lasciato sola con la mia vita finta e la valigia tutta piena di polvere e il chiodo fisso che me ne devo andare, andare, andare


sette anime.

Gennaio 10, 2009

Buffo e lontano è tutto quello che non si vede, buffi e lontani siamo noi. Guardavo il nuovo film “di Muccino” seduta sulla mia poltroncina – Erano mesi che non andavo al cinema – Avevo una gran voglia di pop corn e non li ho neppure presi. Guardavo il film e veramente sono poche le cose che mi sono rimaste oltre lo schermo, oltre le immagini grandi e i suoni nitidi e profondi nella sala scura, e tra quelle poche cose Lei, con gli occhi grandi e neri, che stringe le mani al petto e sul cuore e dice che vorrebbe tanto correre. Lei non può correre, il suo cuore non reggerebbe perchè è malato, cresce e cresce e le da sempre meno aria. Pensavo a quanto spesso io abbia voglia di correre – E’ difficile trovare un posto per farlo, c’è sempre un angolo in cui devi girare, un’auto o un passante da evitare – Vorrei tanto un campo libero, senza direzioni. Anche urlare, anche abbracciare e stringere e ridere forte chi o con chiunque mi passi accanto. Pensavo a quant’era bello correre negli occhi di chi la può solo immaginare una bella corsa – E sono sicura che la immaginasse in un campo d’erba gialla immenso – Mi sono ricordata di quanto sia difficile essere reali, e passare dai sogni e l’immaginazione al concreto, e che Felicità è probabilmente l’incontro delle due e mi è tornato in mente un ben più noto malato di cuore, e lui si chiedeva com’era bere dalla coppa d’un fiato e non a piccoli sorsi interrotti. Sotto le coperte mi stringevo forte il cuore, e lo sentivo farsi più grande e lento nella sonnolenza di una certa malinconia, e pensavo a quanto siamo sciocchi e lontani e malati di cuore tutti quanti, così sensibili e con l’aria che ci scappa via da sotto il naso. E chissà se poi è meglio davvero averla tutta d’un fiato, oppure a piccoli sorsi, la felicità di attaccare un sogno alla terra


balloon girl.

Gennaio 8, 2009

Forse un giorno non sarebbe male concludere qualcosa nella vita. Nulla di troppo ambizioso, una cosa semplice, della forza giusta. Qualcosa che occupi un pensiero pieno, dalla sera al primo mattino. Un pensiero che resista al maremoto notturno di sogni, incubi e buchi neri. Quel giorno non sarà male, siederò a un tavolo e avrò anch’io qualcosa da raccontare. Sarà tra operai e medi imprenditori, avvocati e agenti dello stato, tra insegnanti e qualche piccolo impiegato. Sarà lì che racconterò di avercela fatta, con la forza giusta ed un pensiero pieno. Sarà bello e lo racconterò col sorriso, e sarà il crollo di quell’arroganza che tanto mi ha deriso


la stagione di un amore.

Dicembre 30, 2008

Rino ha ottantotto anni, Fanni ottantasei. Sulla pelle asciutta di Rino la cuffietta di lana scivola spesso indietro, Fanni la riprende subito tirandola dalla fronte, giù fino alle sopracciglia. Spesso l’orecchio destro di Rino resta piegato fuori dal berretto. Fanni sorride. Lui è stato un capitano, un professore ed un preside di liceo. Lui stringe la mano di Fanni ed il suo braccio con forza: ha paura che l’abbandoni. Fanni si sente responsabile, Fanni si sente ragazzina. Rino con la pelle liscia e gli occhi blu la corteggia di continuo, ma Rino a quegli ottantotto anni di vita non sa più dare un ordine preciso. E Fanni piange. Piange e lo interroga di continuo. Nomi, date, eventi. Su molte cose Rino va a colpo sicuro, ma di tanto in tanto un vecchio amore della mente sua apre le danze, e lui si perde tra le solite due, tre note. Traccia linee colorate nell’aria, le dita tremanti. Ci osserva con meraviglia, bisbiglia col sorriso. Solo pochi indizi, troppo pochi per capirlo ma ci fa star bene. Sembra felice, Rino. Noi pensiamo sia una gran fortuna per lui. Ma Fanni piange. E solo lei sa cosa sia, veder danzare il suo grande amore in quell’isola grande che per lei non c’è